L’ottico risponde

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L'OTTICO RISPONDE

– MIOPIA: un difetto di refrazione che provoca una visione sfocata da lontano, mentre la visione da vicino è buona. Questo vizio è dovuto al fatto che le immagini vengono percepite sfocate perché la messa a fuoco di un oggetto l’immagine si forma prima di depositarsi sul fondo della retina, come nella norma.
– IPERMETROPIA: un vizio di refrazione causato da un bulbo oculare eccessivamente corto; il fuoco dei raggi luminosi cade al di là della retina. Se il difetto è lieve l’ipermetrope compensa naturalmente il difetto; tuttavia, negli altri casi occorre una correzione.
– ASTIGMATISMO: un disturbo della vista che comporta una minore nitidezza visiva a causa di una deformazione della superficie dell’occhio (cornea) o a un’alterazione delle strutture interne del bulbo.
– PRESBIOPIA: un disturbo della vista caratterizzato dalla perdita graduale, progressiva e irreversibile della capacità di mettere a fuoco da vicino. Solitamente dopo i 40 anni il sistema di messa a fuoco perde la sua efficienza.

Si possono chiamare indifferentemente multifocali oppure progressive.

Sono lenti che servono per vedere a fuoco a tutte le distanze (lontano, vicino e distanza intermedia).
Compensano la messa a fuoco del lontano (miopia, ipermetropia, astigmatismo), e quella del vicino (presbiopia).

Appaiono come una lente normale, senza righe di separazione tra zona per il lontano e zona per il vicino.
La parte alta della lente è dedicata alla messa a fuoco del lontano. Gradatamente, abbassando lo sguardo, l’occhio incontra prima la zona di messa a fuoco della mezza distanza e poi, più in basso, la zona per il vicino. Le zone laterali della lente, non sono adatte per una visione nitida, per cui lo sguardo deve rimanere centrato (è cioè necessario abituarsi gradatamente a voltare più la testa che gli occhi, quando si guarda lateralmente).

Si possono chiamare indifferentemente multifocali oppure progressive.

Sì. È necessario un periodo di adattamento durante il quale bisogna ricalibrare i movimenti del capo e degli occhi, perché il cervello deve abituarsi alle deformazioni laterali tipiche delle lenti progressive, e alla sfocatura percepita nella zona bassa del campo visivo (il pavimento), provocata dalla variazione del potere della lente in basso, cioè nella zona dedicata alla messa a fuoco del vicino.

Normalmente servono tra le prima e la terza settimana.
In alcuni casi bastano un paio di giorni di adattamento.

I fattori che determinano il successo nell’uso di lenti progressive sono:
• La giusta diagnosi visiva dell’oculista/ottico.
• Scelta della montatura secondo parametri strutturali facciali.
• Una perfetta centratura delle lenti.
• La qualità costruttiva delle lenti, la corretta distribuzione dei poteri lungo la zona di progressione, e l’equilibrio delle inevitabili distorsioni laterali.
• Una corretta valutazione delle abitudini di vita del singolo individuo che concorrono alla scelta delle geometria della lente più adeguata.

Quasi ogni ditta che produce lenti progressive ha in catalogo diversi modelli di lenti con differenti prezzi.
Le lenti prodotte con macchinari e tecnologie più datate, vengono commercializzate con prezzi più bassi. Le lenti di ultima generazione vengono vendute a prezzi più elevati. Queste ultime hanno superfici calcolate con software più moderni e realizzate con macchinari in grado di “lavorare” un maggior numero di microaree con l’obiettivo di ridurre le deformazioni laterali, allargare le zone di nitidezza centrali, personalizzare la posizione delle zone per il vicino, tenere conto di caratteristiche variabili come la forma della montatura, la posizione e l’inclinazione della montatura, la distanza tra gli occhi, la prevalenza di utilizzo (lontano, mezza distanza, vicino).
Il prezzo delle lenti dipende poi dal grado di affidabilità del costruttore nel produrre lenti con le caratteristiche promesse sulla carta e dalla qualità dei vari trattamenti superficiali, in particolare dell’antiriflesso.

Perché le parti laterali delle lenti provocano delle distorsioni (che verranno poi “ignorate” dal cervello); perché la zona bassa delle lenti è deputata alla visione del vicino e quindi, pur mantenendo lo sguardo alto, il pavimento, che è relativamente lontano, viene percepito sfocato; ed infine perché quasi tutte le lenti progressive vengono costruite con un sistema che serve a diminuire le differenze di spessori tra la parte alta e la parte bassa delle lenti stesse, introducendo però un fenomeno che si chiama deviazione prismatica che provoca la percezione di un “sollevamento” del pavimento. Tutte queste sensazioni, inizialmente sgradevoli e difficili da gestire, vengono “cancellate” dalla capacità adattiva del cervello in tempi che variano generalmente tra la prima e la terza settimana.

Le lenti bifocali, servono per vedere a fuoco due distanze (generalmente il lontano e il vicino).
La lente è divisa in due (la parte superiore per la messa a fuoco del lontano, quella inferiore per la messa a fuoco del vicino) da una riga dritta o curva, che può essere più o meno larga.
Sono ormai poco usate, in quanto quasi completamente soppiantate dalle lenti progressive, ma in alcuni casi possono essere più gradite ad alcuni portatori che non trovano comode le lenti progressive oppure che non hanno superato la fase di adattamento.

Sì. Appartengono alla categoria delle lenti multifocali (come le bifocali e le progressive). Assomigliano alle bifocali, ma hanno una piccola zona – poco sopra quella per la distanza ravvicinata – dedicata alla messa a fuoco della mezza distanza. La separazione tra le zone è netta e visibile.
Anche queste lenti sono attualmente poco diffuse.

I piccoli devono essere sottoposti ad una visita oculistica entro i 3 anni o, comunque, prima di frequentare le scuole primarie. Prima di questa età è importante fare caso ad eventuali sintomi; è opportuna una visita alla nascita se sono presenti malattie oculari a carattere genetico in famiglia. Una visione non perfetta può compromettere lo sviluppo del sistema visivo del bambino. Per questo motivo è estremamente importante far visitare i propri figli precocemente (prima dell’età scolare) per riconoscere e curare eventuali difetti o patologie dell’apparato visivo, allo scopo di prevenire un danno altrimenti irreversibile una volta raggiunta la completa maturazione. L’età massima per un primo esame visivo del bambino prescolare può essere i quattro anni di età. Una corretta prevenzione della vista è l’unico strumento realmente efficace per diagnosticare i difetti prima che se ne manifestino i sintomi.

La miglior scelta per pulire le lenti è rappresentata dai panni in microfibra. Questi panni rimuovono l’unto e l’umidità senza graffiare gli occhiali o lasciare impronte.
Per pulire a fondo gli occhiali è consigliabile lavarli sotto l’acqua corrente con un sapone a pH neutro e asciugare delicatamente le lenti con un panno in microfibra.
Per la cura giornaliera degli occhiali vi sono degli strumenti pratici, come i prodotti di pulizia appositi, disponibili sia in spray sia salviettine: questi prodotti puliscono le lenti in modo accurato e hanno un effetto antistatico, che aiuta gli occhiali a restare puliti più a lungo.

Il sole è una fonte molto potente di radiazioni luminose che provocano, specialmente se in eccesso, un danno ossidativo ai tessuti, facendoli invecchiare prima del tempo. Tutte le strutture oculari possono essere colpite ma è la retina ad essere particolarmente vulnerabile e, una volta danneggiata, la sua funzionalità è difficilmente recuperabile.
L’esposizione protratta ai raggi solari senza protezione può favorire, soprattutto nella stagione estiva, l’insorgenza di patologie come congiuntiviti, cheratiti, cataratta, maculopatie e, in alcuni casi, vere e proprie lesioni alla retina.
Dunque, per precauzione, soprattutto al mare e in altre condizioni di elevata luminosità gli occhiali da sole, con filtri a norma di legge, devono essere indossati per limitare l’azione dannosa dei raggi ultravioletti.

Al mare le lenti a contatto non vanno indossate. Il confort e la sicurezza delle lenti a contatto è dato dalla presenza di un buon film lacrimale; il bagno in mare, data la salinità dell’acqua, altera l’osmosi e tende a fare asciugare la lente a contatto, facendole perdere le sue caratteristiche peculiari.
Anche in piscina, nei laghi e nei fiumi l’uso delle lenti a contatto è sconsigliabile: nelle acque dolci potrebbe essere presente l’Acanthamoeba, un microorganismo pericoloso che causa un danno molto grave alla cornea; normalmente l’Acanthamoeba non penetra nella superficie dell’occhio, ma i microtraumi che la lente a contatto potrebbe creare aprono la strada all’infezione.
L’acqua salata fa aderire le lenti a contatto troppo tenacemente alla cornea e quindi per fare il bagno in mare meglio utilizzare le giornaliere “usa e getta” perché non hanno il tempo di determinare un danno all’occhio. Da escludere invece le altre lenti morbide perché l’alta concentrazione di sale del mare tende ad asciugare la lente e questo può provocare fenomeni irritativi. In generale quando si è in acqua è consigliabile utilizzare gli occhialini protettivi o la maschera, anche per evitare la fuoriuscita e le perdita delle lenti.

Col passare degli anni il cristallino perde elasticità e l’occhio impiega più tempo a mettere a fuoco gli oggetti. Se si è alla guida, questo difetto può diventare pericoloso perché è fondamentale riuscire a mettere bene a fuoco tutto il campo visivo davanti a sé. Inoltre, invecchiando, la pupilla impiega più tempo a restringersi e a dilatarsi in base alla quantità di luce che la investe. E’ un fattore che può rendere pericolosa la guida se pensiamo, per esempio, ad una strada con gallerie in cui il passaggio dalla luce al buio è continuo e molto rapido. Accanto alla riduzione della qualità visiva provocata dal buio si presentano infatti i disturbi caratteristici provocati dal contrasto luce/buio: l’abbagliamento e gli aloni.

La lente di ingrandimento ha solo la funzione di ingigantire l’immagine di un oggetto mentre gli occhiali da lettura hanno una qualità ed una definizione delle immagini superiore perché sono il prodotto di una tecnica di lavorazione più specifica in ambito tecnologico. Proprio per questo motivo gli occhiali da lettura sono maggiormente personalizzabili.

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STATISTICA SULL'USO DEGLI OCCHIALI IN ITALIA

La percentuale di persone che in Italia usano le lenti
41%
La percentuale di bambini dai 10 ai 14 anni che in Italia usano le lenti
10.7%
La percentuale di ragazzi dai 15 ai 19 anni che in Italia usano le lenti
26.4%
La percentuale di adulti dai 40 ai 44 anni che in Italia usano le lenti
30%
La percentuale di adulti dai 45 ai 49 anni che in Italia usano le lenti
50%
La percentuale di adulti dai 50 ai 59 anni che in Italia usano le lenti
60%
La percentuale di adulti dai 60 ai 69 anni che in Italia usano le lenti
66%
La percentuale di adulti dai 70 ai 79 anni che in Italia usano le lenti
73%
La percentuale di adulti oltre gli 80 anni che in Italia usano le lenti
64%

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